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La chiesa di San Pietro martire a Sorio nel Comune di San Giovanni Lupatoto

La chiesa di San Pietro martire a Sorio nel Comune di San Giovanni Lupatoto

13

ago

La chiesa di San Pietro martire a Sorio nel Comune di San Giovanni Lupatoto

Architettura

Il fabbricato si presenta in buono stato di conservazione[1] in seguito al restauro eseguito negli anni 1980-1982 a cura dell'interessamento del "Comitato Organizzatore per la Salvaguardia della chiesetta di Sorio e di altre opere del Comune".

Esso è costituito da: due volumi principali riconoscibili all'esterno, l'uno più grande a pianta rettangolare, che definisce l'unica navata, l'altro più piccolo a pianta quasi quadrata che rappresenta il presbiterio; e un volume secondario chiaramente e documentatamente aggiunto in epoca relativamente recente, costituito dalla cappella laterale[2] verso il lato nord-ovest. La facciata è rivolta verso sud-ovest, su di essa si aprono il portale bordato in tufo dalle forme classicheggianti e un rosone circolare. Si notano anche due rilievi scolpiti nel tufo che rappresentano gli stemmi nobiliari delle antiche famiglie proprietarie della chiesa: Borghetti e Cartolari. Sul colmo di copertura, sempre sulla facciata, si nota una piccola cuspide in muratura sormontata da una croce.

Sul lato occidentale si aprono tre grandi finestre monofore, con arco a tutto sesto, bordate in tufo e una piccola porta, in prossimità dell'abside, che anticamente si trovava spostata verso la porta principale e di cui ne rimane traccia sull'intonaco esterno. In corrispondenza del presbiterio sempre sulla muratura ad occidente si apre un'unica piccola finestra ancora bordata in tufo, ad arco a tutto sesto, ma dalle dimensioni decisamente più piccole delle precedenti.

Una modesta struttura in mattoni e ciottoli dell'Adige si alza sul lato occidentale superando l'altezza della chiesa assumendo così la funzione di campanile. Tale paramento murario dalla sezione rettangolare assume anche la funzione di contrastare le spinte statiche costituite dall'arco interno che delimita trasversalmente il volume della navata e quello del presbiterio, si può supporre che un simile setto murario esista anche sul lato opposto in contrapposizione al precedente, anche se contenuto nell'altezza della navata e interamente nascosto dall'intonaco.

Nella costruzione muraria dell'edificio, come nella tradizione, si sono utilizzati i materiali facilmente reperibili sul luogo e, per quanto possibile osservare nello stato di fatto, il supporto è costituito da ciottoli di fiume di dimensione variabile, a corsi orizzontali senza precisa organizzazione, con l'inserimento sporadico di mattoni probabilmente recuperati da antiche fabbriche adiacenti e demolite; quale legante è stata utilizzata la comune malta, con giunti larghi, composta da calce spenta e sabbia di fiume. Il rapporto tra struttura muraria e superficie della muratura, che fino al '400 è assai stretto in quanto i paramenti vengono costruiti per restare in vista, in questo caso è stato completamente trascurato: l'intonaco a calce spenta e sabbia di fiume lo nasconde interamente. Dal XV secolo la costruzione non deve più apparire in superficie, l'intonaco è interamente coprente a spessore e il paramento murario cessa di essere la superficie del manufatto architettonico di cui costituisce la struttura.

La copertura dei tre volumi dell'edificio è a due falde per ogni singolo elemento volumetrico, è costituita da coppi e nel recente restauro si è provveduto alla sostituzione di quelli andati distrutti e alla loro sistemazione generale.

L'asse longitudinale del manufatto è orientato da nord-est a sud-ovest e l'entrata è su quest'ultimo lato. Tale orientamento è dovuto alla particolare situazione geografica del sito, costituito dalla golena dell'Adige che in quel punto delimita il terrazzo alluvionale formando una scarpata orientata proprio da nord a sud; inoltre in quel tratto correva parallela una strada che, aggirando gli edifici, conduceva all'antica "strada della Navigazione" la quale rappresentava una sicura via di trasporto e di comunicazione con la città di Verona ed il territorio in generale.

La chiesa è addossata per un breve tratto, sul lato nord-ovest, all'edificio utilizzato per abitazioni, di cui una modesta parte al piano terra è comunicante con la chiesetta ed adibita a canonica.

Il complesso degli edifici costituito dalla chiesa e dal fabbricato per abitazioni risale a tempi remoti di cui non è dato sapere con precisione l'epoca di costruzione. Esso faceva parte del complesso più ampio di manufatti ancora oggi esistente, anche se molto rimaneggiato, costituito dalla cosiddetta Corte di Sorio, di cui si hanno tracce in documenti manoscritti e cartografici risalenti al secolo XVI[3].

Anche attraverso lo studio della cartografia storica della zona è possibile rilevare l'esistenza della corte. Nelle mappe geografiche a grande scala che rappresentano il territorio veronese non sempre viene indicata la località Sorio. Esse venivano redatte dagli ingegneri e dai cosmografi per conto dei patrizi veneziani, Rettori nelle città soggette al Dominio di San Marco, in occasione delle Relazioni che venivano presentate al Senato durante il periodo della loro reggenza, per informare riguardo alla popolazione, alle entrate fiscali, alla produzione serica, ai depositi al Monte di Pietà, ecc.[4] Mentre nelle mappe di scala ridotta, disegnate dai periti agrimensori o dai "Pubblici Ingegneri", venivano riportate nel dettaglio le caratteristiche della determinata area. Queste servivano per dimostrare i possedimenti oppure per le diverse suppliche in merito all'apertura di canali di irrigazione, alla bonifica, alla costruzione di mulini o ancora a riprova di un contenzioso civile o tributario. La visione spesso prospettica di queste mappe ci ha tramandato splendide illustrazioni che testimoniano lo "stato attuale" dell'epoca.

La "Topographiam veronensis agri" di Ioannes Nachius del 1625, conservata alla Biblioteca Civica di Verona, Sezione Stampe, è una carta geografica del territorio veronese e dei territori confinanti, sono rappresentate: le numerose località sia della pianura che della montagna, i fiumi e le strade principali.

Così è per "S. Zuane Louatoto, Il Pozzo, Lettobon, Pontoncello". Non è rappresentata la località Sorio ne tantomeno la chiesetta.

In una carta geografica[5] presumibilmente datata 1749 (vedi Tav. n.7), è riportato ancora tutto il territorio veronese con l'indicazione degli abitati, delle strade, dei fiumi e delle fosse. Sono indicati anche "San Gioan Lupatoto, Il Pozzo, Ca di Massizzi, Lettobon (ora scomparso) e S. Pietro M.".

Una mappa di grandi dimensioni, ma ad una scala più piccola, disegnata ad inchiostro seppia su carta, con colorazione ad acquerello, conservata alla Biblioteca Civica di Verona[6] e datata 20 Giugno 1788, rappresenta l'area della golena dell'Adige presso San Giovanni. In essa sono evidenziati: gli alvei abbandonati del fiume, le fosse Sagramosa, Contarini e Bongiovanni, le "Strade Communi", la Strada della Navigazione a ridosso dell'Adige, i beni di proprietà diverse e la "Contrà di Sorio" con la Chiesa.

Nella Carta d'Italia alla scala di 1:25.000 pubblicata dall'Istituto Geografico Militare "Colle correzioni del Giugno 1895"[7] è evidenziata la località Sorio e nelle vicinanze l'Oratorio di San Pietro (vedi Tav. n. 11).

La mappa del Catasto Austriaco[8] ci testimonia la situazione nel 1845, sono evidenti le fosse per l'irrigazione della bassa pianura, la parcellizzazione della Corte e della chiesa con le sue adiacenze.

 


[1]    Solo recentemente, nel periodo della stesura dello scritto, si sono riscontrate grosse fessurazioni nel volume absidale che potrebbero compromettere la struttura. Fessurazioni presumibilmente prodotte dal passaggio di grossi e pesanti automezzi che hanno accesso alla corte Sorio.

[2]    Si tratta di una cappella eretta sul lato sinistro della chiesa nel 1835 a cura di Francesca Borghetti.

[3]      Un documento del 1525 descrive la cessione della Corte e della Chiesetta alla famiglia Borghetti. Si tratta della cessione in permuta dei possedimenti di S. Giorgio in Braida a Margherita Borghetti vedova del nobile Girolamo. Nel documento viene citato:

"Una petia terre casalive prative arative et boschive cum cortivo clauso circum circa muro et cum duabus turribus et uno oratorio que vocatur Sorio et Paquaro iacens in pertinentia Paquari in contrata Sorii de una parte Flumen Athesis, de alia ..." A.A.V., Rettori Veneti, B. 1406, Processo 229: Per la Signora Angela Borghetto contro gli Signori Pietro e fratelli Borghetti e il Signor Paolo Pighi, c. 194 e ss.

Sta in: Scritti di Gino Sandri, raccolti da Giulio Sancassani. Verona. Istituto per gli Studi Storici Veronesi. 1969. Pag. 66-67.

Anche Angelo Merzari nella sua Monografia del Comune di San Giovanni Lupatoto, Verona, 1879, cita: " ... Un piccolo Oratorio esiste nella frazione di Sorio ove trovansi pregiati dipinti della nobile famiglia Cartolari di Verona. ..."

[4]   Istituto di Storia Economica dell'Università di Trieste. Relazioni dei Rettori Veneti in terraferma. IX. Podestaria e Capitanato di Verona. Giuffrè editore, Milano. 1977.

[5]      Biblioteca Civica di Verona. Sezione stampe. Saggio di Cartografia della Regione Veneto. N°1364.

Sull'originale vi è un'annotazione a mano sul bordo superiore: "Senza nota d'anno, riferendosi però all'antica epoca in cui l'Imperatore Massimiliano ebbe Verona ecc. Vedi l'altra che Stemma Veneto 1749, mi confronti!"

[6]     Biblioteca Civica di Verona. Sezione stampe. Vincenzo Pellesina. 20 giugno 1788.

[7]     Foglio 49 della Carta d'Italia. III. S.O.  S. Giovanni Lupatoto. Si tratta di una carta geografica molto interessante in quanto riporta il territorio di San Giovanni Lupatoto ad un periodo storico ormai quasi dimenticato. In essa si legge chiaramente un largo tratto della campagna a sud ovest di Verona; i tracciati stradali delle odierne Statali; i Forti austriaci, Azzano e Tomba, a difesa della città e il Forte Garofalo già in rovina; l'abitato di San Giovanni cresciuto lungo la direttrice della strada per Zevio e concentrato attorno allo slargo della stessa diventato piazza Umberto I per confermare l'antico nucleo urbano, nei suoi pressi la dicitura "Vetreria" ad indicare la prima fabbrica in paese; le antiche corti ormai scomparse e rimaste solo nella toponomastica: Ca' Nova, Feniletto, Torricello Primo e Torricello Secondo, Ca' di Zermani, ecc.; i nuclei abitati di Pozzo e di Ca' di Macici ancora "immersi" nella campagna e "staccati" dall'odierna città.

Un altro elemento caratterizza questa carta per il fatto che ancora non esiste ma che successivamente segnerà in modo particolare l'ambiente, contribuendo anche allo sviluppo industriale di San Giovanni: il Canale Milani. Esso compare nell'aggiornamento successivo del 1912 e in prossimità dell'Adige si legge "Off.a Elettr.a Milani". Nelle immediate vicinanze dell'abitato di legge: "Cotonif.o Festi Rasini".

[8]    Archivio di Stato. Verona. Mappa del Comune Censuario di S. Giovanni Lupatoto ed uniti. Distretto I. di Verona. Provincia di Verona. Rettificata nell'anno 1845.

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