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La chiesa di San Pietro martire a Sorio nel Comune di San Giovanni Lupatoto

La chiesa di San Pietro martire a Sorio nel Comune di San Giovanni Lupatoto

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La chiesa di San Pietro martire a Sorio nel Comune di San Giovanni Lupatoto

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La chiesa dedicata a San Pietro Martire si trova nella parte a nord est del territorio comunale di San Giovanni Lupatoto, in Provincia di Verona, precisamente nella località Sorio. Essa è nelle immediate vicinanze del fiume Adige, sul pendio del terrazzo alluvionale che definisce l'antica golena del fiume disegnando un'ampia ansa e dove anticamente scorreva il fiume stesso o un suo ramo.

Dalla centrale via Porto, che da Piazza Umberto I° conduce fino al fiume e che corre sul terrazzo alluvionale parallelamente al margine della golena, quasi in fondo ad essa si diparte verso destra una piccola strada, via Sorio, oggi asfaltata e fino a non molto tempo fa in terra battuta, che dal terrazzo scende con leggera pendenza verso il pianoro alluvionale.

In fondo ad essa, sulla sinistra, si vede l'edificio della chiesetta, di modeste dimensioni, dalla semplice ed elegante volumetria, con davanti un piccolo sagrato, derivato da un allargamento della strada. Frontalmente alla chiesa esso è delimitato da un muro mentre sulla sinistra, guardando la chiesetta, da una cancellata che delimita la proprietà privata adiacente. Sulla destra invece si apre l'ampio panorama della golena con la campagna completamente coltivata; sullo sfondo, evidenziato dal rialzo del terreno, si vede l'abitato di San Giovanni Lupatoto con il volume della cupola della chiesa dedicata a S. Giovanni Battista che emerge dall'edilizia circostante.

La strada prosegue affiancata alla chiesa e quindi svoltando a destra, dopo aver superato il ponte sul canale dell'antica fossa Sagramosa, si conclude nello spazio della Corte Sorio.

Questa zona fu abitata fin da tempi remoti e il territorio "prima dell'introduzione del gelso, importato in Italia dalla Grecia nel secolo XIII, e posto in coltivazione in questo Comune intorno al 1400, era sparso di fitti boschi di querce e di pascoli naturali ove mantenevansi innumerevoli greggie di pecore e di maiali."[1].

L'area della corte Sorio ed il territorio circostante era di proprietà privata facente parte del cosiddetto allodio di San Giorgio, in cui il possesso dei beni era pieno ed assoluto, esente da ogni soggezione feudale o statale. Infatti già con la delimitazione dei confini fatta eseguire dal podestà di Verona nel 1178 (Designatio campanee Verone) viene descritta la geografia di questa parte della Campagna nonché la definizione della proprietà fondiaria.

Il territorio situato sul terrazzo alluvionale alla destra dell'Adige, detto Campagna maggiore, in età comunale era soggetto all'amministrazione della Fattoria scaligera. Il confine iniziava a sud della città presso l'odierna Tombetta, correva lungo la terrazza dell'Adige fino a San Giovanni Lupatoto, proseguiva verso Zevio e prima di raggiungere il paese svoltava a sud verso l'odierna Mazzantica, poi a nord-ovest verso Buttapietra, ad ovest verso Madonna dell'Uva Secca e Povegliano, quindi si dirigeva a sud per San Zeno di Mozzecane fino ai Mulini di Volta ed a nord verso Valeggio; lungo le colline moreniche il confine raggiungeva Pozzo Moretto e Sommacampagna, Sona, Palazzolo e Lugagnano fino a Bussolengo, quindi verso est correva lungo il terrazzo alluvionale dell'Adige raggiungendo San Vito al Mantico e Chievo, per chiudersi a Verona. A sinistra dell'Adige costituiva la Campagna minore il cui confine partendo da Porta Vescovo passava a nord di San Michele e San Martino Buon Albergo, quindi svoltava verso sud raggiungendo il fiume.

La bibliografia ed i documenti d'archivio testimoniano che all'epoca le località citate erano costituite da qualche casa con fienile che solo successivamente divennero ville e Domus Campaneae o Ca' di Campagna, infatti il territorio era costituito da campi da dissodare, paludi e campi per bosco e pascolo.

Nel corso del XIII e XIV secolo nella Campagna si insediarono alcune comunità che in seguito alla concessione a livello di tratti di terreno, provvidero a dissodare la campagna, a costruire le loro case e ad allevare il bestiame, soprattutto pecore che incrementavano la fiorente attività laniera.

Successivamente tali nuclei abitati vennero raggruppati in un'unica amministrazione detta Vicariato di Ca' di Campagna che nei primi anni del XV secolo comprendeva numerose località ma non l'area della località Sorio.

Infatti verso la fine del XIV secolo la Casa de Sorio compare in un documento che elenca le Ville e le Case de Campagna facenti parte del Capitaniato di Zevio .

 

 


[1]      Angelo Merzari, Monografia del Comune di San Giovanni Lupatoto, Verona. 1879.

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