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Iconografo

Iconografo

Storia

Qualsiasi immagine, sia essa dipinta a tempera su tavola, ad affresco su muro, realizzata con smalti o a rilievo in avorio o altro materiale è un'icona. Comunemente però il termine icona viene riservato alle immagini dipinte su tavola, prodotta nell'ambito della cultura bizantina e slava. Il termine deriva dal  greco "εἰκόνα" (éikóna) può essere tradotto con "immagine". L’immagine dell’invisibile.
La tecnica è quella tradizionale mediante lo studio del disegno, la preparazione della tavola con il “levcas”, la stesura del fondo in oro zecchino, argento o pigmento, quindi alla formazione degli sfondi, degli abiti e degli incarnati, utilizzando esclusivamente terre, pietre ed ossidi naturali, macinati polverizzati e mescolati con il tuorlo d’uovo, aceto di vino bianco e acqua oppure qualche maestro preferisce aggiungere al tuorlo d'uovo il solo vino bianco con qualche goccia di essenza di lavanda.

La definizione poetica: "una finestra aperta sul Cielo" e quella metaforica: "un trattato di teologia a colori". 
I dettagli di una icona non sono mai casuali o solo decorativi, hanno sempre un significato: 
- le tre stelle che ornano il maforion della Theotokos simboleggiano la sua perpetua verginità; 
- l'arca di pietra posta nella grotta in cui è deposto il Bambino nella scena della Natività prefigura il sepolcro.
Per un iconografo, variare un particolare può vuol dire cadere nell'eresia. Le regole che un iconografo deve seguire sono riportate in appositi manuali, hermeneia, il più famoso dei quali di Dionisio di Furnà, risale all'inizio del XVIII sec.
Secondo la tradizione bizantina le rappresentazioni sacre si suddividono in più tipologie, le principali sono:
* La Santissima Madre di Dio;
* Il Santissimo Salvatore o Pantocratore;
* Le Feste mobili;
* Le feste fisse.

Modelli di icona

Icone

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